PONTREMOLI

Pontrèmoli (Apua in Latino, Puntrémal [punˈtrɛmɐl][4] nel dialetto della Lunigiana) è un comune italiano di 6952 abitanti della provincia di Massa-Carrara in Toscana. Appartiene geograficamente e culturalmente alla regione storica della Lunigiana ed è il comune più settentrionale della regione.
Età antica
I primi insediamenti umani risalirebbero al I millennio a.C.; ritrovamenti di antichi reperti megalitici antropomorfi, sparsi più o meno in tutta la Lunigiana e meglio conosciuti come statue stele, oggi conservate nel museo dentro il sovrastante castello del Piagnaro, testimoniano la presenza di nuclei abitati almeno fino all'arrivo degli Etruschi, intorno al VII secolo a.C.. I fenomeni di mescolanze tra Etruschi e tribù autoctone, diedero vita a quelle che furono identificate come popolazioni di Liguri Apuani.
L'antica Apua
L'ipotesi che Pontremoli corrispondesse alla leggendaria Apua[10], capitale dei Liguri Apuani, è assai fondata già ai tempi della tradizione umanistica. Gli Apuani, dopo secoli di resistenza, furono sconfitti dai Romani nel II secolo a.C. e deportati nel Sannio perché con la loro guerriglia impedivano alle legioni l'occupazione del territorio circostante[11]. Una parte di essi però riuscì a ritirarsi verso le montagne, rimanendo nascosta nel folto dei boschi e nelle valli impervie, nei loro primitivi insediamenti. I resti dell'antica Apua sarebbero stati riconosciuti nei pressi di frazione Belvedere di Saliceto, lungo il corso del fiume Magra, a circa 3 chilometri dall'odierno paese[12]. Il toponimo Apua fu dato dagli stessi antichi romani, ma fu tuttavia ripreso da radici più antiche e di origine incerta. Bisogna inoltre tener presente che gli antichi Liguri indicavano, con un nome, una comunità o un insieme di paesi (vedi ad es. gli odierni Zeri o Zignago o altri luoghi della Liguria)[10]. Nel IV secolo dell'impero romano, Apua fu ripopolata dagli stessi Liguri, a volte chiamata col nome di Abbia.Oltre alle suddette tribù liguri, Apua ha dato il nome anche alle vicine Alpi Apuane, che però fanno parte del subappennino toscano, posto più a sud, e alla cosiddetta diocesi Apuana.
Roma
Secondo alcuni storici la zona di Pontremoli era percorsa dalla Via Aemilia Scauri diretta al passo della Cisa.
Età medievale
Per Alpem Bardonis Tusciam ingressus, si diceva già nell'Alto Medioevo di chi passava dalla «Porta di Toscana»: così i Longobardi avevano definito la regione di Luni. Nel VII secolo il primo nucleo abitato del paese comincia a chiamarsi Pons Tremulus. Più tardi Carlo Magno, nel 774, dona all'abate di Bobbio anche la selva di Montelungo, assieme ai territori dell'Alpe Adra della Val Petronio e al borgo marino di Moneglia che diverrà così il porto del feudo monastico. Nel Medioevo il borgo di Pontremoli cresce notevolmente soprattutto come stazione dell'antica via Francigena di pellegrinaggio verso Roma che, procedendo dal Passo della Cisa, attraversava l'intera Lunigiana. Nell'itinerario di Sigerico (scritto alla fine del X secolo), il borgo costituiva la XXXI tappa, ed era definito Pontremel dalla stessa antica arcidiocesi di Canterbury. Più tardi, verso la metà del XII secolo, un altro monaco benedettino, Nikulás Bergsson , provenendo dall'Islanda e diretto a Gerusalemme, seguirà lo stesso percorso annotando la sua sosta in Pontremoli nella sua relazione Leiðarvísir. Un altro percorso medievale era la Via dei Monti (anche detta Via de Pontremolo) che, attraverso la val di Vara, il Bardellone, Borghetto Vara e Brugnato, collegava Pontremoli all'approdo di Levanto. Il borgo di Pontremoli, favorito dalla configurazione montuosa del territorio circostante, diventa una repubblica indipendente tra il XII ed il XIII secolo. Nel 1167 si oppone a Federico Barbarossa impedendogli il passaggio della Cisa. L'imperatore Federico II, visita più volte Pontremoli e, nel febbraio del 1249, proveniente da Cremona si trascina appresso in catene Pier della Vigna, il fido consigliere caduto in disgrazia e protagonista del magnifico Canto XIII dell'Inferno. Proprio in Pontremoli, «in platea ecclesie Sancti Geminiani» (Piazzetta S. Gemignano) lo fa crudelmente accecare. Per circa due secoli, tra 1302 e 1502, Pontremoli sarà sede della curia della diocesi di Brugnato essendone di fatto una specie di enclave all'interno della Lunigiana che dipendeva invece dalla diocesi di Luni. All'inizio del XIV secolo la rivalità tra le fazioni cittadine culmina con la costruzione nel 1322 della grande torre, incorporata in un lungo muro, costruita da Castruccio Castracani e detta Cacciaguerra perché separa la città in due parti abitate rispettivamente dai guelfi e dai ghibellini. Il secolo vede il susseguirsi di varie dominazioni di varie signorie sul borgo di Pontremoli: Diventa possedimento dei Malaspina nel 1319. Nel 1322 è tra i domini degli Antelminelli. Nel 1331 Pontremoli è venduta da Giovanni I di Boemia a Mastino II della Scala, signore di Verona. Nel 1339 passa al dominio dei Visconti di Milano. Nel 1404 il possesso del borgo passa alla genovese famiglia Fieschi, per ritornare poi nel 1433 nuovamente sotto il governo del duca di Milano Filippo Maria Visconti che lo dona alla figlia Bianca Maria come dote in occasione delle sue nozze con Francesco Sforza.
Età moderna
Nel 1495 Pontremoli è saccheggiata dalle truppe in ritirata di Carlo VIII re di Francia, nonostante il territorio fosse dominio di Ludovico il Moro, nuovo Duca di Milano. Il saccheggio è conseguenza della funesta[14] discesa in Italia del re francese alla conquista del Regno di Napoli[15]. Ricordo di questo evento è la targa affissa alla base del campanile della vicina frazione di Mignegno. Sconfitto Ludovico il Moro da Luigi XII, Pontremoli, come altre aree dell'Italia settentrionale, diventa possedimento francese dal 1508 al 1522. Dopo la sconfitta di Pavia su Francesco I, nel quadro delle conquiste italiane dell'imperatore Carlo V, nel 1526 Pontremoli è concesso in feudo ai Fieschi. Ma dopo la loro congiura contro Andrea Doria (1547), il feudo ai Fieschi viene revocato e conferito a Ferrante I Gonzaga. Pontremoli (all'epoca conta circa 6.000 abitanti) rimane quindi controllato da un governatore spagnolo, fino a quando non venne acquistata dalla Repubblica di Genova nel novembre 1647 con i feudi imperiali di Giovagallo e di Castagnetoli, con la promessa di ratifica reale della Spagna entro sei mesi e la relativa approvazione imperiale al prezzo di 200.000 pezzi da otto. Tuttavia, alla scadenza dei sei mesi, Genova rescisse il contratto. Tre anni dopo, Filippo IV di Spagna, nella sua qualità di Duca di Milano, vende Pontremoli al granduca Ferdinando II de' Medici per la somma di 500.000 scudi. Pontremoli entra quindi a far parte del Granducato di Toscana e, fatto salva la parentesi napoleonica, rimarrà in questa condizione fino al 1847. Con le riforme leopoldine nel 1777 Pontremoli diventa una comunità autonoma, sebbene sempre nell'ambito del Granducato di Toscana, e nel 1778 diventa ufficialmente una città. Nel 1797 diventa anche sede vescovile, rimasta autonoma fino al 1988, quando avviene la creazione della nuova Diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli, con gli stessi confini della provincia civile di Massa Carrara. È parte del Regno d'Italia napoleonico dal 1805 al 1814. L'intera zona venne gravemente danneggiata da un terremoto nel 1834. Nel 1847 Pontremoli e il suo territorio vengono annessi al ducato di Parma, in attuazione del trattato di Firenze del 28 novembre 1844, e vi rimane fino al 1859 e all'Unità d'Italia[16]. Nel 1956 guadagna dal comune di Zeri la frazione di Arzelato.

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